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NORMATIVA

Le imprese contro lo stop agli incentivi per il fotovoltaico a terra

di Rossella Calabrese
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Le Associazioni: ''la modifica della scorsa notte dell’articolo 65 crea più danni che benefici''

Vedi Aggiornamento del 23/03/2012
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26/01/2012 - Colpo di scena per lo stop all’accesso degli impianti fotovoltaici con moduli collocati a terra in aree agricole agli incentivi statali previsti dal Decreto Rinnovabili (Dlgs 28/2011).
 
Il blocco dell’erogazione degli aiuti, a partire dal 24 gennaio scorso, è disposto dall’art. 65 dal Decreto-legge sulle liberalizzazioni (leggi tutto).
 
ANIE/GIFI e APER hanno immediatamente chiesto lo stralcio della norma (nel testo della bozza uscita dal Consiglio dei Ministri di venerdì 20 gennaio), spiegando che le disposizioni relative al fotovoltaico non hanno niente a che vedere con lo scopo del Decreto sulle liberalizzazioni.
 
Come noto - hanno spiegato le Associazioni -, il Dlgs 28/2011 ha normato in modo definitivo le installazioni fotovoltaiche su terreni agricoli, prevedendo restrizioni in termini di potenza massima installabile e di rapporto fra la superficie occupata dall’impianto e quella totale. Tale normativa si pone l’obiettivo di preservare i terreni agricoli da improprie speculazioni pur lasciando alle imprese agricole la possibilità di realizzare impianti fotovoltaici ad integrazione dell’attività agricola.

Qualora l’art. 65 venisse confermato dal Parlamento - avvertivano ANIE/GIFI e APER -, il Dlgs 28/2011 verrebbe smentito, dimostrando l’assenza di un chiaro ed univoco disegno sullo sviluppo delle energie rinnovabili. Infatti l’art. 65 del Decreto sulle liberalizzazioni introdurrebbe un anno di totale anarchia durante il quale sarebbe possibile realizzare impianti su terreni agricoli di qualsiasi dimensione, senza i limiti di rapporto superficie impianto/superficie agricola.

Ma ad una lettura attenta del testo pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 24 gennaio ed entrato in vigore lo stesso giorno, le Associazioni hanno scoperto che il testo dell’art. 65 è stato modificato prima della pubblicazione, “con gravi effetti per numerosi operatori che hanno investimenti in corso”.
 
Il testo pubblicato in Gazzetta Ufficiale - denunciano le Associazioni - introduce, incredibilmente, disposizioni retroattive che ledono gravemente i diritti dei produttori fotovoltaici che in buona fede hanno iniziato a realizzare nuovi impianti secondo la normativa vigente, da  soli 10 mesi (Dlgs 28/2011).
 
L’articolo 65, nella sua versione di ieri mattina - affermano - stralcia parte dell’articolo 10 del Dlgs 28/2011, che concedeva un anno di tempo ai produttori per mettere in esercizio gli impianti fotovoltaici a terra in area agricola, il cui iter autorizzativo fosse già avviato.
 
L’abrogazione di questa norma transitoria getta nel panico i produttori i quali - prosegue la nota -, avendo già sostenuto tutti i costi per la realizzazione degli impianti, a meno di due mesi dalla scadenza dell’anno di tempo concesso dal Dlgs 28/2011, non sanno ora se mai potranno ricevere un incentivo per gli impianti prossimi a entrare in esercizio.
 
Le Associazioni di categoria ribadiscono con forza la necessità che si evitino interventi normativi estemporanei e retroattivi che minano la stabilità del sistema e ledono la fiducia degli investitori e chiedono che finisca, in maniera definitiva, la fase in cui si decide senza ascoltare la voce delle forze sociali ed economiche che operano in concreto.
 
ANIE/GIFI, APER, ASSOSOLARE e ASSO ENERGIE FUTURE unitamente chiedono con forza il rapido e autorevole intervento del Parlamento, affinchè in sede di conversione del Decreto venga stralciata definitivamente la nuova norma antifotovoltaico.
 

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