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LAVORI PUBBLICI

Appalti, le Regioni avranno voce in capitolo nella programmazione delle opere strategiche

di Paola Mammarella

Da Itaca il punto della situazione sulla partecipazione degli Enti locali all’approvazione dei decreti attuativi

Vedi Aggiornamento del 24/08/2016
16/05/2016 – Corsa ad ostacoli per l’attuazione del nuovo Codice Appalti. Oltre alle linee guida dell’ANAC, alcune già in consultazione, è prevista l’adozione di altri decreti (ministeriali, del Presidente della Repubblica e del Presidente del Consiglio dei Ministri). Si tratta della nuova “soft law”, cioè varie norme di dettaglio invece di un unico regolamento attuativo.
 
In alcune di queste norme attuative, è previsto l’intervento delle Regioni e delle Province Autonome. Lo ha sottolineato Itaca, Istituto per l'innovazione e trasparenza degli appalti e la compatibilità ambientale, con un documento che analizza la portata del D.lgs. 50/2016.
 
Se da una parte la partecipazione degli Enti locali risponderà alle esigenze dei territori, dall’altra bisogna considerare che la riforma costituzionale ha riscritto le competenze delle Regioni. Bisogna quindi capire quanto queste riusciranno ad incidere nella programmazione delle opere strategiche da appaltare e nella definizione delle procedure e soprattutto se riusciranno a farlo senza provocare ritardi nella realizzazione delle infrastrutture.
 

Codice Appalti: Regioni e infrastrutture prioritarie

In base all’articolo 201 del Codice Appalti, le Regioni avranno voce in capitolo nell’adozione degli strumenti di pianificazione e programmazione, in particolare nell’individuazione delle infrastrutture e degli insediamenti prioritari per lo sviluppo del Paese.
 
Il Codice Appalti stabilisce infatti che il piano generale dei trasporti e della logistica (PGTL) sia adottato ogni tre anni su proposta del Ministero delle Infrastrutture, previa delibera Cipe e acquisito il parere della Conferenza Unificata. Meccanismo simile per il Documento Pluriennale di Pianificazione (DPP) per cui va “sentita” la Conferenza Unificata.
 
Se il coinvolgimento delle Regioni è positivo perché gli Enti conoscono meglio il fabbisogno di infrastrutture nel territorio, bisogna però considerare che la riforma costituzionale ha riscritto l’articolo 117, stabilendo che governo del territorio e infrastrutture strategiche diventano di esclusiva competenza dello Stato. Il contributo delle Regioni, quindi, ci sarà, ma non sarà vincolante. Le norme non impongono infatti l’acquisizione di un parere positivo della Conferenza Unificata, ma solo che il parere sia sentito e valutato nel processo decisionale. Questo dovrebbe garantire che le Regioni espongano le loro ragioni senza provocare ritardi nella programmazione e realizzazione delle opere strategiche.
 

Regioni e altre linee guida del Codice Appalti

L’intervento delle Regioni è previsto anche nell’adozione di altre norme attuative. Nel programma di acquisizioni delle Stazioni Appaltanti e la definizione dei criteri per favorire il completamento delle opere incompiute, il Ministero delle Infrastrutture dovrà ad esempio adottare un decreto previo parere del Cipe e della Conferenza Unificata.
 
La Conferenza Unificata dovrà pronunciarsi anche sul dpcm per la costituzione delle centrali di committenza, sul decreto per la qualificazione delle Stazioni Appaltanti, sulle misure di semplificazione delle gare svolte dalle centrali di committenza e sul funzionamento della Cabina di regia dell’Anac.
 
Con o senza il contributo delle Regioni, si dovrà ora vedere se il Governo rispetterà i tempi per l’adozione di tutte le norme attuative.
 
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