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Rinnovabili, in Italia coprono il 20,4% dei consumi energetici

di Rossella Calabrese

Dal GSE l’analisi annuale sulla diffusione delle fonti rinnovabili in Italia e in Europa

Vedi Aggiornamento del 19/05/2022
Foto: zstockphotos © 123RF.com
13/04/2022 - Nel contesto energetico europeo l’Italia ricopre un ruolo di primo piano: nel 2020 occupa infatti il terzo posto, dopo Germania e Francia, sia per consumi di energia da FER (21,9 Mtep), sia per consumi energetici complessivi (107,6 Mtep).
 
Le fonti rinnovabili, in particolare, hanno trovato ampia diffusione in tutti i settori di impiego: termico (10,4 Mtep, pari al 19,9% del totale settoriale), elettrico (10,2 Mtep, 38,1% del totale settoriale) e trasporti (1,3 Mtep di biocarburanti; la quota settoriale, calcolata applicando i criteri della direttiva 2009/28/CE, è pari al 10,7%).
 
I dati arrivano dal documento ‘Fonti rinnovabili in Italia e in Europa’, nel quale il GSE, come ogni anno, fa il punto sulla diffusione delle fonti rinnovabili di energia (FER) a livello nazionale, mettendo a confronto le performance dell’Italia con quelle degli altri Paesi UE.
 

Il documento, sviluppato a partire da dati Eurostat (attualmente aggiornati al 2020), presenta analisi di settore, confronti territoriali e approfondimenti sulle diverse fonti energetiche.
 
Con una quota dei consumi energetici coperta da FER pari al 20,4%, inoltre - spiega il GSE -, il nostro Paese ha superato ampiamente l’obiettivo al 2020 fissato dalla direttiva 2009/28/CE (17%); la notevole crescita rispetto al dato 2019 (18,2%), peraltro, è strettamente correlata alla contrazione dei consumi complessivi causata dall’emergenza pandemica.
 
In considerazione del particolare momento storico, una sezione del documento è dedicata al ruolo delle diverse fonti energetiche nel soddisfare i consumi del Paese (mix energetico nazionale) e all’indice di dipendenza energetica, inteso come quota del fabbisogno nazionale di energia primaria coperto da importazioni nette da altri Paesi; nel 2020, per l’Italia, il valore di questo indicatore risulta pari al 73,5%, significativamente più elevato della media UE27 (57,5%).
 

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