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Incentivi, best practices regionali e cambi d’uso semplificati: le richieste di Ance per la rigenerazione urbana

Incentivi, best practices regionali e cambi d’uso semplificati: le richieste di Ance per la rigenerazione urbana

I costruttori edili in audizione su tre ddl chiedono lotta all’abusivismo edilizio e risorse stabili per finanziamenti in sinergia con fondi UE e PNRR

Vedi Aggiornamento del 21/05/2024
Rigenerazione urbana - Foto: tish11 123RF.com
Rigenerazione urbana - Foto: tish11 123RF.com
di Paola Mammarella
Vedi Aggiornamento del 21/05/2024
12/10/2023 - Per garantire un corretto percorso di rigenerazione urbana, l’Associazione nazionale costruttori edili (Ance) chiede politiche attive contro il consumo di suolo e l’abusivismo edilizio, ma anche tutela dei percorsi avviati a livello locale, semplificazioni e incentivi fiscali.
 
Le richieste sono state formulate martedì dal vicepresidente dell’Ance, Stefano Betti, durante l’audizione in Commissione Ambiente del Senato su tre disegni di legge in materia di rigenerazione urbana: il ddl 29 (Mirabelli), il ddl 761 (Gasparri) e il ddl 863 (Occhiuto).
 
L’obiettivo della rigenerazione urbana, secondo Betti, deve essere un percorso organico, flessibile e semplice per riqualificare tutta la città e non solo le parti degradate.
 

Contenimento del consumo di suolo per la rigenerazione urbana

Il vicepresidente Betti ha illustrato che “la superficie rigenerata in Italia in dieci anni corrisponde a circa 284 chilometri quadrati (un territorio grande come Milano e Firenze), che ha dato luogo a 106,4 milioni di metri quadrati di superficie lorda riutilizzabile - e che - entro il 2035 ci sarebbero i presupposti per rigenerare e valorizzare, in media, un territorio quattro volte più esteso”.
 
Secondo l’Ance bisogna inoltre “garantire un approccio equilibrato al tema dei servizi ecosistemici, intesi come tutti quei benefici che gli ecosistemi forniscono alla collettività (regolazione della CO2, del clima, delle acque; habitat per la biodiversità; approvvigionamento di cibo, materie prime; servizi ricreativi, educativi, ecc.)”. Ance propone l’utilizzo di un approccio premiale che favorisca gli operatori che si impegnino nella direzione del recupero e ripristino dei servizi ecosistemici.
 
Analogamente a quanto deciso con la Legge di Bilancio per il 2023, che ha istituito presso il Ministero dell’ambiente e della sicurezza energetica un fondo per agevolare interventi di rinaturalizzazione dei suoli degradati o in via di degrado in ambito urbano e periurbano, Ance chiede che siano garantite risorse stabili, destinate alle istituzioni territoriali e ai privati che, nell’ambito di interventi di rigenerazione urbana, si impegnino nella demolizione e depermeabilizzazione di superfici in precedenza impermeabilizzate e nel miglioramento delle condizioni del suolo per il ripristino dei servizi ecosistemici.
 

Rigenerazione urbana e lotta all’abusivismo edilizio 

Secondo Ance, il “ricambio urbano” deve rafforzare la “legalità urbanistica” da un lato contrastando l’abusivismo edilizio, dall’altro sbloccando tutte quelle situazioni in cui è prevalente il legittimo affidamento dei privati per situazioni “storicizzate” che non contrastano con l’interesse pubblico e che non sono opera di abusi edilizi ma di un “modo di progettare ed eseguire le opere” differente dalla normativa attuale. 
 
Si tratta di una problematica che, anche se inerente alla revisione del Testo Unico dell’Edilizia, per i costruttori edili potrebbe essere anticipata con la legge sulla rigenerazione urbana.
 

Cambi di destinazione d’uso più semplici e interesse pubblico della rigenerazione urbana

Ance propone delle “semplificazioni volte a rendere più agevole le operazioni di recupero, tra cui assume particolare rilevanza il tema della flessibilità dei cambi di destinazione d’uso necessaria per stimolare la formazione di un tessuto edilizio più funzionale alle esigenze economiche e sociali del territorio”.

Secondo Ance è necessario affermare l’interesse pubblico degli interventi di rigenerazione urbana, sia pubblici che privati, al fine di poter beneficiare delle semplificazioni e degli incentivi previsti dalla nuova legge. Si tratta, sottolinea Ance, di un riconoscimento fondamentale che non deve essere assimilato alla dichiarazione di pubblica utilità finalizzata, differentemente, all’esproprio della proprietà delle aree per la realizzazione di opere pubbliche.
 

Norme regionali sulla rigenerazione urbana

Betti ha sottolineato che “devono essere fatte salve tutte le normative regionali previgenti già in linea con gli obiettivi nazionali, al fine di tutelare i processi già avviati, garantendone la prosecuzione in un quadro normativo già assestato”.
 
Secondo l’Ance, le norme regioanali più innovative dovrebbero costituire delle best practices in grado di orientare il legislatore nazionale e stimolare le regioni che attualmente hanno una arretratezza normativa che non consente di valorizzare i propri territori. 
 

Rapporto tra Stato e Regioni nella rigenerazione urbana

Ance chiede di tenere nella massima considerazione l’assetto costituzionale delle competenze in materia di governo del territorio per avere un percorso attuativo semplice e veloce.
 
Secondo Ance, la legge statale dovrebbe contenere norme di principio generali e imprescindibili, rinviando la disciplina attuativa alle Regioni e attribuendo ai Comuni la possibilità di individuare, anche su proposta dei privati, gli ambiti dove avviare gli interventi.
 
La norma nazionale dovrebbe inoltre distinguere tra interventi degli enti locali che beneficiano dei fondi pubblici e interventi privati, che secondo Ance dovrebbero essere incentivati.
   

Risorse e incentivi per la rigenerazione urbana

Ance è favorevole alla previsione di un fondo unico, presente in tutti e tre i ddl, che deve garantire un finanziamento continuativo degli interventi nelle città, anche in sinergia con e ulteriori risorse destinate alla città, come i fondi strutturali europei e le risorse del PNRR.
 
Fondamentale, secondo Ance, anche la leva fiscale in tutte le fasi dei programmi comunali, dall’acquisto dell’area, alla demolizione e ricostruzione dei fabbricati vetusti, fino al trasferimento delle unità recuperate. Oltre al principio di neutralità dell’imposta di registro, Ance chiede di incentivare le operazioni di sostituzione edilizia in linea con gli standard energetici e antisismici.
 
Ance ritiene che vadano infine incentivate le operazioni di bonifica dei siti contaminati, rivedendo il procedimento, ancora troppo lungo e complesso, e prevedendo lo scomputo degli oneri o riduzioni del costo di costruzione.
 
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