Decreto sviluppo, conflitto di competenza in fase di conversione
NORMATIVA
Decreto sviluppo, conflitto di competenza in fase di conversione
Le Commissioni Ambiente e Attività produttive rivendicano l’esame primario sul ddl che semplifica edilizia privata e appalti pubblici
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del 10/12/2012
23/05/2011 - Inizia con un conflitto di competenza la conversione in legge del decreto sviluppo. Le Commissioni Ambiente, territorio e lavori pubblici, Attività produttive, commercio e turismo hanno individuato aspetti che rientrerebbero nel loro raggio d'azione. Il testo è stato invece assegnato alle Commissioni Bilancio e Finanze, prevedendo comunque il parere delle altre.
Durante l’esame della bozza, Angelo Alessandri, presidente della Commissione Ambiente, ha rilevato la presenza di aspetti di sua competenza. Si tratta delle semplificazioni nel settore edile, come il rilascio del permesso di costruire con silenzio assenso, la sostituzione della Dia con la Scia, la compravendita delle cubature e dei diritti edificatori, l'esclusione della procedura di valutazione ambientale strategica (VAS) per gli strumenti di piani urbanistici già sottoposti a valutazione ambientale strategica e la riqualificazione delle aree urbane degradate attraverso l’emanazione di leggi regionali per la delocalizzazione e sostituzione edilizia con premialità volumetriche.
Rientrano nel raggio d’azione della Commissione anche le attività edili nelle aree inedificate formate da arenili, sulle quali è prevista la costituzione del diritto di superficie, ma anche delle modifiche al Codice Appalti.
La Commissione ha quindi chiesto l'assegnazione del testo in sede primaria. La richiesta è stata però bocciata dal Presidente della Camera Gianfranco Fini, secondo il quale non esisterebbe nessun conflitto di competenza.
È giunta a considerazioni analoghe il presidente della Commissione Attività produttive Manuela Del Lago, che ha puntato l’attenzione prevalentemente su zone a burocrazia zero e distretti turistico-alberghieri.
Continua intanto il confronto sulle novità introdotte dal decreto legge. Duplice il giudizio di Finco che, rappresentando l’industria delle costruzioni, ha accolto con favore la semplificazione dei titoli abilitativi e l’estensione degli ampliamenti volumetrici agli edifici produttivi. Ma nello stesso tempo ha evidenziato alcune possibili criticità.
La percentuale di ampliamento del 20% in caso di demolizione e ricostruzione degli edifici residenziali, nell’ottica di una riqualificazione urbana, è stata ad esempio giudicata insufficiente. Soprattutto se si prende in considerazione il fallimento del Piano Casa, che non ha invogliato gli investimenti dei privati nonostante prevedesse margini di aumento del 30%.
A parere di Finco, la competenza concorrente delle Regioni in materia di edilizia e urbanistica potrebbe provocare nuovamente ritardi alla messa in moto del sistema. Ripetendo il copione già visto con la prima edizione del Piano casa.
Durante l’esame della bozza, Angelo Alessandri, presidente della Commissione Ambiente, ha rilevato la presenza di aspetti di sua competenza. Si tratta delle semplificazioni nel settore edile, come il rilascio del permesso di costruire con silenzio assenso, la sostituzione della Dia con la Scia, la compravendita delle cubature e dei diritti edificatori, l'esclusione della procedura di valutazione ambientale strategica (VAS) per gli strumenti di piani urbanistici già sottoposti a valutazione ambientale strategica e la riqualificazione delle aree urbane degradate attraverso l’emanazione di leggi regionali per la delocalizzazione e sostituzione edilizia con premialità volumetriche.
Rientrano nel raggio d’azione della Commissione anche le attività edili nelle aree inedificate formate da arenili, sulle quali è prevista la costituzione del diritto di superficie, ma anche delle modifiche al Codice Appalti.
La Commissione ha quindi chiesto l'assegnazione del testo in sede primaria. La richiesta è stata però bocciata dal Presidente della Camera Gianfranco Fini, secondo il quale non esisterebbe nessun conflitto di competenza.
È giunta a considerazioni analoghe il presidente della Commissione Attività produttive Manuela Del Lago, che ha puntato l’attenzione prevalentemente su zone a burocrazia zero e distretti turistico-alberghieri.
Continua intanto il confronto sulle novità introdotte dal decreto legge. Duplice il giudizio di Finco che, rappresentando l’industria delle costruzioni, ha accolto con favore la semplificazione dei titoli abilitativi e l’estensione degli ampliamenti volumetrici agli edifici produttivi. Ma nello stesso tempo ha evidenziato alcune possibili criticità.
La percentuale di ampliamento del 20% in caso di demolizione e ricostruzione degli edifici residenziali, nell’ottica di una riqualificazione urbana, è stata ad esempio giudicata insufficiente. Soprattutto se si prende in considerazione il fallimento del Piano Casa, che non ha invogliato gli investimenti dei privati nonostante prevedesse margini di aumento del 30%.
A parere di Finco, la competenza concorrente delle Regioni in materia di edilizia e urbanistica potrebbe provocare nuovamente ritardi alla messa in moto del sistema. Ripetendo il copione già visto con la prima edizione del Piano casa.