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NORMATIVA

Decreto sviluppo, conflitto di competenza in fase di conversione

di Paola Mammarella

Le Commissioni Ambiente e Attività produttive rivendicano l’esame primario sul ddl che semplifica edilizia privata e appalti pubblici

Vedi Aggiornamento del 10/12/2012
Commenti 8815
23/05/2011 – Inizia con un conflitto di competenza la conversione in legge del decreto sviluppo. Le Commissioni Ambiente, territorio e lavori pubblici, Attività produttive, commercio e turismo hanno individuato aspetti che rientrerebbero nel loro raggio d'azione. Il testo è stato invece assegnato alle Commissioni Bilancio e Finanze, prevedendo comunque il parere delle altre.
 
Durante l’esame della bozza, Angelo Alessandri, presidente della Commissione Ambiente, ha rilevato la presenza di aspetti di sua competenza. Si tratta delle semplificazioni nel settore edile, come il rilascio del permesso di costruire con silenzio assenso, la sostituzione della Dia con la Scia, la compravendita delle cubature e dei diritti edificatori, l'esclusione della procedura di valutazione ambientale strategica (VAS) per gli strumenti di piani urbanistici già sottoposti a valutazione ambientale strategica e la riqualificazione delle aree urbane degradate attraverso l’emanazione di leggi regionali per la delocalizzazione e sostituzione edilizia con premialità volumetriche.
 
Rientrano nel raggio d’azione della Commissione anche le attività edili nelle aree inedificate formate da arenili, sulle quali è prevista la costituzione del diritto di superficie, ma anche delle modifiche al Codice Appalti.
 
La Commissione ha quindi chiesto l'assegnazione del testo in sede primaria. La richiesta è stata però bocciata dal Presidente della Camera Gianfranco Fini, secondo il quale non esisterebbe nessun conflitto di competenza.
 
È giunta a considerazioni analoghe il presidente della Commissione Attività produttive Manuela Del Lago, che ha puntato l’attenzione prevalentemente su zone a burocrazia zero e distretti turistico-alberghieri.
 
Continua intanto il confronto sulle novità introdotte dal decreto legge. Duplice il giudizio di Finco che, rappresentando l’industria delle costruzioni, ha accolto con favore la semplificazione dei titoli abilitativi e l’estensione degli ampliamenti volumetrici agli edifici produttivi. Ma nello stesso tempo ha evidenziato alcune possibili criticità.
 
La percentuale di ampliamento del 20% in caso di demolizione e ricostruzione degli edifici residenziali, nell’ottica di una riqualificazione urbana, è stata ad esempio giudicata insufficiente. Soprattutto se si prende in considerazione il fallimento del Piano Casa, che non ha invogliato gli investimenti dei privati nonostante prevedesse margini di aumento del 30%.
 
A parere di Finco, la competenza concorrente delle Regioni in materia di edilizia e urbanistica potrebbe provocare nuovamente ritardi alla messa in moto del sistema. Ripetendo il copione già visto con la prima edizione del Piano casa.

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Altri commenti
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ipsedixit

sono d'accordo con ArkDL. Sono le norme e i regolamenti edilizi che devono essere semplici , sennò si andrà sempre a contestazioni da parte degli uffici tecnici comunali ....

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ArkDL

Credo che si possa procedere alla semplificazione dei processi burocratici solamente in questi casi: 1-in presenza di norme chiare, univoche, che non si prestino a interpretazioni dai contenuti diametralmente opposti; 2-in presenza di un sistema giudiziario capace di distinguere gli onesti dai disonesti e punire adeguatamente chi trasgredisce . Mi spiace comunicarVi che al momento, e non so per quanto tempo ancora,........non abbiamo nè l'uno nè l'altro. DL

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Gianluca

ma stiamo parlando di semplificazioni?Apro il dizionario e cerco la parola "semplice" e trovo "non complicato, facile, elementare". Ma ci si rende conto che è da anni che niente di semplice, di non complicato, di elementare è stato legiferato in metria urbanistico edilizia?NESSUNO, e ripeto NESSUNO, fra tecnici privati o pubblici, può lavorare con ordine e semplicità, dimostrando competenza, perchè la base di partenza è semplicemente assurda.Se poi si spera che sarà la giustizia amministrativa a farci capire come interpretare qualche articolo di norma perso qua e là, bhé provateci.... Di semplice ci dovrebbe essere solo una cosa: la competenza di chi fa del legiferare il proprio lavoro.

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max

semplificano semplificano ma la burocrazia rimane sempre la stessa, identica ed immutata. qualche anno fa provarono a fare un qualcosa di concreto, ovvero abolire l'inutile prassi dell'agibilità, una cosa che potrebbe benissimo essere integrata e snellita nella pratica di permesso di costruire o SCIA, ma naturalmente andò tutto in fumo, il tutto mentre le pubbliche amministrazioni arrancano dietro alle novità legislative creando confusione e disorientamento, soprattutto a Roma in cui i venti muncipi dicono ognuno la sua. il pdc in silenzio-assenso non sarà una grande rivoluzione, ma solo un grosso fardello di responsabilità in più (non retribuibili) per i tecnici...

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lino

finalmente PDC con silenzio consenso...niente più privilegi agli amici degli amici del sindaco, o dell'assessore, o del dirigente tecnico...prima ci volevanoanche 2 anni per un pdc se non eri L'AMICO / SOCIO "INTIMO" ......OTTIMO

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Roberto

Se uno non è in grado, non è in grado. Non c'è niente da fare. Tanta mediocrità e incompetenza non si erano mai viste. Gli ultimi anni sono stati disastrosi per l'edilizia. Dall'andamento schizofrenico degli incentivi per le nuove forme di energia, al flop del Piano Casa, alla confusione massima sulla SCIA, DIA, AUOTORIZZAZIONE, COMUNICAZIONE e chi più ne ha più ne metta. Dobbiamo ringraziare qualcuno per tutto questo? Sì. Più che qualcuno direi la coppia che si è impadronita dell'Italia, ovvero il Bossi e il Berlusconi.... Poveri noi!!!!


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