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PROFESSIONE

Periti industriali, dal 2017 partono le lauree professionalizzanti

di Alessandra Marra

Cnpi: i nuovi percorsi triennali in ingegneria potrebbero attrarre 10 mila studenti all’anno e creare nuovi posti di lavoro

Vedi Aggiornamento del 25/10/2018
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06/07/2016 – Dall’anno accademico 2017/18 partirà la laurea professionalizzante triennale per diventare periti industriali laureati nel 2021, considerando che a partire da tale anno per accedere all'albo non basterà più il diploma.
 
Questa una delle novità messe in evidenza durante la II edizione della manifestazione “Conoscenza in festa”, nata su iniziativa dell’Università di Udine, che ha visto la partecipazione del Consiglio nazionale dei periti industriali (Cnpi) e il patrocinio della Conferenza dei rettori e del Ministero dell’Istruzione (Miur).
 

Laurea professionalizzante per periti industriali

La sperimentazione di una laurea triennale professionalizzante per periti industriali inizierà nel 2017 con alcuni progetti pilota, solo in alcuni atenei e per poche classi di laurea (a partire dalla L9 - ingegneria industriale).
 
L’obiettivo è creare un canale parallelo alla laurea triennale attuale che possa formare operativamente gli iscritti per la futura professione.
 
Per la didattica il Cnpi lavora su una doppia ipotesi:
- un modello ad Y (grazie alle leggi già esistenti) in cui il primo anno sia in comune con le lauree esistenti e il biennio sia caratterizzante, attraverso stage e tirocini;
- un’articolazione di 1/3 di lezioni frontali, 1/3 di formazione on the job e 1/3 di tirocinio presso studi professionali, con una contaminazione dei tre momenti uno dentro l’altro.
 
Per rendere questi percorsi ancora più qualificanti è stata anche lanciata l’idea del numero programmato con una selezione molto stringente per l’accesso ed è stata proposta una governante mista, con soggetti esterni e al di fuori dei dipartimenti.
 
Il Cnpi si sta impegnando per la buona riuscita del progetto e ha dichiarato che aiuterà i futuri iscritti attraverso l’attivazione di convenzioni con gli studi dei professionisti per gli stage o per i tirocini.
 
Ricordiamo che dal 2021 sarà necessaria la laurea per iscriversi all’albo dei periti industriali e l’attivazione di un corso di laurea specifico sarà fondamentale per l’immissione nel mondo del lavoro.
 

Lauree professionalizzanti: i vantaggi

La laurea professionalizzante per perito industriale mira anche a creare nuove opportunità di lavoro per i professionisti tecnici dei prossimi anni.
 
Secondo un dossier elaborato dal Centro studi Opificium-Cnpi nel prossimo decennio ci saranno più di 2 milioni di opportunità occupazionali per profili tecnici di vario tipo, ma la cui quota più significativa sarà nel campo dell’ingegneria.
 
Le lauree triennali in ingegneria però, spiega il Dossier Opificium-Cnpi, sono inadeguate a soddisfare la domanda. A più di 15 anni dalla sua introduzione, continuano, infatti, ad essere identificate come il primo step del percorso quinquennale, venendo meno all’obiettivo iniziale di creare un percorso universitario professionalizzante. E sempre più ingegneri con laurea triennale decidono di proseguire gli studi: erano l'80,8% nel 2004 e sono l’87,5% nel 2014.
 
Inoltre, si registra negli anni un calo significativo della quota di laureati che riesce a conseguire il diploma nei tempi previsti dal corso di studio (passata dal 58,8% del 2004 al 33,5% del 2014) e una diminuzione del numero di laureati che nel corso degli studi ha avuto l’opportunità di partecipare ad esperienze di tirocini o stage riconosciuti dal corso di laurea, passato dal 51,2% del 2004 al 36,8% del 2014.
 
E se in Italia solo il 22% dei giovani tra i 30 e 34 anni ha conseguito un titolo di studio universitario (la media europea è il 39%), questo, dicono i periti industriali, è da attribuire all’assenza di un canale terziario professionalizzate: da noi solo 1 giovane su 100 ha conseguito questo tipo di titolo, rispetto al 9% della media europea.
 
Secondo il Cnpi quindi, un percorso universitario professionalizzante avrebbe molteplici vantaggi: prima di tutto sarebbe un contributo al contrasto della dispersione scolastica e sarebbe un argine al fenomeno dei 'neet', che interessa il 32% degli italiani tra i 20 e 34 anni (contro una media europea del 20%) e che tocca anche chi ha una formazione tecnica.
 
Nel Dossier elaborato dal Centro studi Opificium-Cnpi, si stima che l'introduzione di un corso di laurea professionalizzante in ambito tecnico ingegneristico possa coinvolgere annualmente circa 10 mila studenti. Di questi, più di 4mila proverrebbero dal recupero dei fenomeni di dispersione che si registrano nelle discipline ingegneristiche; quasi 4 mila, sarebbero nuove immatricolazioni, di diplomati tecnici che, a un anno dal diploma, rischiano di non lavorare e non studiare o, pure essendo occupati, potrebbero essere interessati a coniugare studio e lavoro.
 

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