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Demolizione e ricostruzione, nodo centri storici nel DL Semplificazioni

di Paola Mammarella

Scontro sulla possibilità di snellire la sostituzione edilizia degli edifici privi di valore storico nelle zone A

Vedi Aggiornamento del 14/09/2020
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Foto: Twitter @Senatostampa
31/08/2020 – Liberalizzare la demolizione e ricostruzione degli edifici anche nei centri storici. È uno dei nodi da sciogliere per l’approvazione del DL Semplificazioni, al Senato per la conversione in legge.
 
Se, da una parte, si vogliono tutelare al massimo le zone A, dall’altra si fa strada la considerazione che in queste zone non ci sono solo edifici di pregio, ma anche immobili privi di valore storico o artistico, che, se sostituiti, migliorerebbero il decoro urbano.
 

Demolizione e ricostruzione, limiti per le zone A

Tra i sostenitori di un regime più restrittivo per le zone A c’è Leu. La senatrice Loredana De Petris ha presentato degli emendamenti che mirano a limitare le demolizioni e ricostruzioni nelle zone omogenee A, nei centri storici, nei nuclei e complessi edilizi consolidati a carattere storico e a valenza architettonica diffusa antecedenti il 1944 solo ai casi in cui siano consentite esclusivamente nell'ambito di piani urbanistici particolareggiati di rigenerazione e di recupero e riqualificazione, di competenza comunale.
 

Demolizione e ricostruzione libera anche nelle zone A

Sul versante opposto, la senatrice PD, Monica Cirinnà, chiede, con un altro emendamento, che le zone A non siano automaticamente e interamente considerate sottoposte a vincolo o tutela ai sensi del Codice dei beni culturali e del paesaggio (D.lgs 42/2004). Secondo l’emendamento presentato, solo per gli edifici sottoposti a tutela, gli interventi di demolizione e ricostruzione e gli interventi di ripristino di edifici crollati o demoliti vengono considerati interventi di ristrutturazione edilizia se è rispettata la stessa sagoma dell’edificio preesistente e non viene incrementata la volumetria.
 

DL Semplificazioni, Ance: ‘città nel degrado’

“Mi chiedo che idea di Paese e di crescita abbia chi sta decidendo in queste ore le modifiche al decreto semplificazioni: si sta andando verso l’immobilismo, il degrado dei nostri centri urbani e la deregolamentazione delle procedure di gara invece di snellire quelle a monte”, denuncia il Presidente dell’Associazione nazionale costruttori edili (Ance), Gabriele Buia. Secondo Buia, gli emendamenti rischiano di causare incuria e abbandono, mentre sarebbe necessario intervenire per demolire edifici in disuso privi di valore storico-artistico.
 
“Sta passando una logica conservativa folle che renderà definitivamente impossibile intervenire su edifici fatiscenti e insicuri senza alcun valore architettonico, di trasformare aree dismesse, di riqualificare caserme, ospedali, aree militari e tutto il patrimonio pubblico e non solo. E poi speriamo di vendere questo patrimonio a qualcuno.” In questo modo, ha concluso Buia, è impossibile spendere le risorse del Recovery fund.
 

DL Semplificazioni, le modifiche al Testo Unico dell’Edilizia

Ricordiamo che il DL Semplificazioni, pensato per introdurre misure di sostegno in grado di contrastare la crisi causata dall’emergenza Coronavirus, prevede una serie di modifiche al testo Unico dell’Edilizia (Dpr 380/2001) che dovrebbero rendere più facile e veloce l’apertura dei cantieri e la conclusione dei lavori.
 
Tra queste misure c’è la semplificazione delle demolizioni e ricostruzioni, che, a determinate condizioni, potranno essere realizzate anche con ampliamenti, modifiche ai prospetti e alla sagoma.
 

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