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LAVORI PUBBLICI

Appalti, spettano ai Comuni i ribassi d’asta

di Paola Mammarella

Corte dei conti: tutelare concorrenza e finanze pubbliche

Vedi Aggiornamento del 05/11/2009
14/10/2009 – Novità in materia di appalti. I ribassi d’asta conseguiti dai soggetti privati che gestiscono le gare per l’affidamento di lavori a scomputo degli oneri di urbanizzazione devono essere riversati al comune. Lo ha affermato la Corte dei conti , sezione regionale del Veneto, con il parere 148/2009 del 30 luglio scorso.
 
Nel caso concreto analizzato dalla Corte, è stato un comune veneto a chiedere un parere sull’applicazione del Decreto Legislativo 163/2006 , Codice dei Contratti Pubblici, che prevede procedure di evidenza pubblica per la scelta di imprese aggiudicatarie di lavori pubblici da far eseguire a soggetti privati titolari del permesso di costruire, che assumono in via diretta l’esecuzione delle opere di urbanizzazione a scomputo totale o parziale del contributo per il rilascio del permesso.
 
La domanda del Comune mirava a chiarire se i ribassi d’asta conseguiti in gara spettino all’Ente o al privato, i cui obblighi possono esaurirsi con la realizzazione delle opere o, al contrario, devono essere commisurati al valore delle stesse.
 
Per la Corte dei conti l’Amministrazione che rilascia il permesso di costruire può prevedere in relazione alle opere di urbanizzazione che l’avente diritto insieme alla richiesta di permesso presenti un progetto preliminare contenente i tempi massimi di realizzazione e i termini del contratto di appalto. Su questa base l’Amministrazione indice una gara. L’oggetto del contratto consiste nella progettazione esecutiva e nella realizzazione dei lavori; il prezzo si riferisce a queste due voci e agli oneri sulla sicurezza.
 
Secondo il Dpr 380/2001 , Testo Unico dell’Edilizia, il rilascio del permeso di costruire comporta un contributo commisurato agli oneri di urbanizzazione e al costo di costruzione. Il contributo è corrisposto al Comune e può essere rateizzato. A scomputo il titolare del permesso può obbligarsi a realizzare direttamente le opere di urbanizzazione, che sono poi acquisite dal Comune come patrimonio indisponibile.
 
L’autorizzazione comunale è subordinata alla stipula di una convenzione per la cessione gratuita delle aree necessarie alle opere di urbanizzazione primaria, oltre all’assunzione degli oneri di urbanizzazione primaria e secondaria per l’allacciamento ai pubblici servizi.
 
In base al diritto comunitario se il privato realizza direttamente le opere di urbanizzazione primaria e secondaria a scomputo degli oneri dovuti alla pubblica amministrazione, ne diventa organo indiretto, dovendo uniformarsi alla disciplina sugli appalti pubblici secondo la quale gli oneri ricadono sull’amministrazione. Tutto ciò si traduce in una decurtazione del contributo dovuta dal privato, che è un’entrata spettante all’Ente.
 
I ribassi d’asta eventualmente conseguiti spettano al Comune. In caso contrario lo scomputo sarebbe maggiore degli oneri di urbanizzazione sostenuti dal privato, situazione che darebbe luogo a una decurtazione ingiustificata dei contributi spettanti ai Comuni. Viene così tutelato il principio della concorrenza, ma le finanze degli Enti.
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