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Manutenzioni straordinarie senza Dia: le preoccupazioni dei progettisti

di Rossella Calabrese

E l’Ordine degli architetti di Roma chiede di incontrare il Ministro Brunetta per proporre modifiche al testo

Vedi Aggiornamento del 24/03/2010
24/11/2009 – Sono già tantissimi i commenti pervenuti ad Edilportale per l’articolo della scorsa settimana, relativo al ddl per la semplificazione amministrativa che consentirà di realizzare gli interventi di manutenzione straordinaria senza titolo abilitativo.

Il provvedimento - ricordiamo - aggiunge all’elenco di cui all’articolo 6 “Attività edilizia libera” del Dpr 380/2001 (Testo unico dell’edilizia), anche gli interventi di manutenzione straordinaria che non riguardino parti strutturali degli edifici; la pavimentazione di spazi esterni; l’installazione di pannelli solari, fotovoltaici e termici senza serbatoi esterni, fuori dai centri storici; ecc., richiedendo tuttavia il rispetto delle disposizioni regionali e comunali e le altre normative di settore, e l’invio al Comune, prima dell’inizio dei lavori di una comunicazione e, solo per le manutenzioni straordinarie, dell’indicazione dell’impresa che eseguirà i lavori ( leggi tutto ).


I progettisti stanno esprimendo su Edilportale tutte le loro preoccupazioni: in un periodo di crisi come questo, vedono ridursi le opportunità di lavoro date dalle piccole pratiche per le ristrutturazioni, e temono che molti studi tecnici siano costretti a chiudere. C’è chi plaude alla semplificazione sostenendo che i tecnici devono ritornare a fare i progettisti e non i burocrati; secondo altri, invece di eliminare la Dia per gli interventi minori, occorre snellire le lungaggini relative alle pratiche per le quali è richiesto il parere delle Soprintendenze. Molti richiamano l’attenzione sulle conseguenze della semplificazione sulla qualità della progettazione e sulla sicurezza degli edifici: senza Dia e senza Direttore dei Lavori, nessuno controllerà gli interventi, con il rischio di arrecare danni irreparabili alle strutture.
 
Ieri, l’ arch. Amedeo Schiattarella, presidente dell’Ordine APPC di Roma e provincia , ha scritto una lettera al Ministro per la pubblica amministrazione e l’innovazione, Renato Brunetta, in merito ai contenuti del ddl per la semplificazione amministrativa. L’Ordine valuta positivamente la delega al Governo per l’adozione di norme che obblighino le amministrazioni pubbliche ad accettare domande, dichiarazioni, comunicazione, elaborati tecnici in modalità telematica, ricordando che proprio l’Ordine di Roma ha anticipato i tempi con il progetto della 'scrivania virtuale' ( leggi tutto ).
 
“Siamo invece estremamente preoccupati” – continua Schiattarella – per “la scelta di inserire le opere di manutenzione straordinaria tra quelle per le quali non è più richiesto alcun titolo abilitativo, a patto che “non riguardino le parti strutturali dell'edificio, non comportino aumento del numero delle unità immobiliari e non implichino incrementi degli standard urbanistici”.”

 
“Quale sarà il soggetto in grado di verificare e certificare che una manutenzione straordinaria non incide su parti strutturali dell’edificio? – si chiede l’Ordine di Roma. A chi è affidato il controllo del rispetto (considerato comunque obbligatorio) di normative antisismiche, di sicurezza, igienico-sanitarie, di efficienza energetica, delle prescrizioni del Codice dei Beni Culturali? La mancanza di qualsiasi asseverazione da parte di un tecnico non rende obbligatorio - e quindi più oneroso - per la Pubblica Amministrazione, il controllo successivo sugli interventi? Perché rendere obbligatoria la comunicazione del nome dell'impresa esecutrice e non quella del progettista e del direttore dei lavori?”
 
L’Ordine ammette la possibilità di rivedere la procedura della DIA per questo tipo di opere, considerando necessaria una “forte semplificazione e accelerazione delle procedure edilizie che, nel nostro paese, sono imprigionate nelle sabbie mobili di un sistema normativo faragginoso, inutilmente complicato, contraddittorio, che trasforma spesso l'iter autorizzativo in una odissea senza fine”.
 
Ma siamo sicuri – è il dubbio degli architetti romani – che l’eliminazione della figura del progettista sia la più efficace forma di semplificazione? E che le conoscenze tecniche del professionista siano delegabili al binomio committenza-impresa? Nel nostro Paese, in passato – continua la lettera –, abbiamo purtroppo assistito a numerosi disastri dovuti alla “disinvoltura” con cui si procede alle opere di ristrutturazione del patrimonio edilizio. Vorrei che fosse chiaro – puntualizza Schiattarella – che la nostra non è una rivendicazione corporativa. Vorremmo però che fossero garantite forme di verifica efficaci sulla qualità degli interventi di trasformazione edilizia a tutela della sicurezza dei cittadini.
 
Per queste ragioni, l’Ordine chiede di incontrare il Ministro per esporre le proprie ragioni e le proprie proposte e per valutare insieme le possibili modifiche al testo del disegno di legge.

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Altri commenti
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Gianluigi

Per noi Architetti, almeno in quelle regioni dove la burocrazia sa essere soffocante, è impossibile non rendersi conto che il modo in cui il sistema DIA è impostato è frutto dell'incubo di un burocrate che ha mangiato pesante. L'80% dei moduli attiene a cose prive di senso: ho dovuto presentare un piano per lo smaltimento macerie per fare una parete in cartongesso di due metri, cpm taanto di richiesta ai vigili del fuoco!!! Il guaio è che con l'edilizia italiana, dove anche un pollaio si fa in mattoni, calce e armature è impossibile capire che cosa sia strutturale e cosa no. Chi ha lavorato nel Nord Europa sa che tutto ciò che non sia "palazzina" è costruito con sistemi di prefabbricazione ben consolidati e che abbattere un tramezzo consiste nel dare un calcio ad una parete in compensato riempita di lana di roccia. In Italia il professionista si rompe la testa cercando di far tornare il metro quadro in pianta o per salvare il committente da un abuso (che la DIA svelerebbe), ma nella realtà l'asseverazione di un tecnico abilitato dovrebbe essere GIA' sufficiente a tutte quelle opere di manutenzione straordinaria che non riguardano parti strutturali di un edificio. Vero, c'è potenzialità per rischi e abusi più o meno pesanti, ma veramente al comune frega qualcosa se quella veranda è un mq in più o in meno? Nella mia esperienza mi trovo comunque e sempre di fronte a non corrispondenze tra lo stato di fatto e quello di progetto, al punto che l'abuso diventa inevitabile, magari senza responsabilità diretta del committente che ha avuto l'immobile in eredità. Dovremmo piuttosto essere draconiani nel colpire i grandi abusi, le villette con tetto incompleto di Taranto o della Sicilia, e quegli amministratori sempre disposti a chiudere un occhio o anche entrambi, ma il rischio è che con l'eliminazione della DIA il lupo si trovi con la pecora mentre il contadino si occupa del cavolo! Come sempre si finisce per realizzare in modo approssimativo un principio in se valido, in un paese dove il proprietario è virtualmente NON proprietario, ovvero è l'ultimo ad avere voce in capitolo sui propri beni. Che si colpiscano i burocrati e la burocrazia dove è più incistata e non solo negli strati esterni dove non c'è beneficio a lungo termine. Pretendete professionisti "professionali" e lasciamo che facciano il loro lavoro, così come un medico individua e cura la malattia senza necessità di pareri preventivi e nulla osta! A quel punto si: chi sbaglia pagherà, mentre oggi siamo sempre più spesso teste di legno sui quali scaricare responsabilità altrui.