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RISPARMIO ENERGETICO

Smart City, la città intelligente condivide le scelte progettuali

di Paola Mammarella

Smart Village: l'evento organizzato da Edilportale e Made Expo accende il dibattito su sostenibilità e innovazione

Vedi Aggiornamento del 25/02/2014
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19/10/2012 – Città intelligenti e sostenibili come chiave per lo sviluppo contemporaneo, ricco di sfide progettuali all'insegna delle condivisione e della comunicazione. Se ne è parlato ieri al convegno sulle smart cities e la rigenerazione urbana, organizzato da Edilportale nel contesto dello Smart Village al Made Expo.

Il dibattito è entrato subito nel vivo con relatori di primo piano e un’ampia partecipazione del pubblico, che ha avuto la possibilità di twittare in diretta domande e considerazioni, interagendo in tempo reale con lo sviluppo delle tematiche.

SCARICA GLI ATTI DEL CONVEGNO


Per Mauro Annunziato, Sub-Coordinatore dell’European Joint Programme Smart Cities di ENEA – UTTEI, la Smart City è un tentativo di affrontare in modo integrato tematiche complesse come mobilità, energia, qualità della vita e partecipazione sociale. Temi molto sentiti a livello comunitario, tanto da dar vita negli ultimi due anni a iniziative come il patto dei sindaci, fino a network più ampi come lo Urban Europe.

Dal canto suo l’Enea, ha ricordato Annunziato, ha messo su un team di ricerca coordinato con più università, che studia le reti urbane e la pianificazione delle città basate su edifici interattivi.  Il progetto parte dal presupposto che la città sia articolata su più livelli. In primo luogo c’è l’Amministrazione, che a detta di Annunziato dovrebbe passare dai tradizionali piani di sviluppo a sistemi che raccolgono i dati facendoli convergere in un aggregatore dal quale sviluppare strategie per la soluzione dell’impatto di determinati fenomeni.  Su un altro piano c’è poi la gestione dei network, nei quali si dovrebbero tarare le risorse in base alla domanda, come nel caso dell’illuminazione notturna, secondo un’ottica per cui è la città a doversi adeguare alle persone.

Ma la città è anche un organismo vivente che necessita di un cervello per guidarne lo sviluppo sostenibile. A pensarla così è Gloria Piaggio, Segretario Generale dell’Associazione Genova Smart City, una realtà in cui più imprese collaborano ad una progettualità comune, studiando gli aspetti di propria competenza.
Anche secondo Gloria Piaggio la riqualificazione poggia su più pilastri, come l’Amministrazione comunale quale luogo della di pianificazione integrata, la comunicazione per intercettare le esigenze della comunità, ma soprattutto un cambiamento nell’approccio per l’accesso ai finanziamenti e lo scambio di best practices tra le città.

Nonostante gli sforzi nel senso della progettualità condivisa, a detta di Virginia Bombelli, della Piattaforma Europea Smart Cities, l’Italia è indietro rispetto agli obiettivi europei di sostenibilità, ma allo stesso tempo la Smart City deve superarli avvalendosi della collaborazione con industrie ed enti  pubblici. Va in questo senso il Patto dei Sindaci, sottoscritto a livello europeo per la condivisione delle buone pratiche., che conta 4 mila città aderenti e 200 piani già approvati.

Se la città può rappresentare il fulcro dello sviluppo sostenibile, bisogna anche ricordare che è il luogo dove a volte si assiste a concentrazioni di degrado e inquinamento. Così Angela Barbanente, Assessore alla Qualità del Territorio della Regione Puglia, sulla base della sua esperienza politica ha raccontato di come spesso le informazioni utili alla soluzione dei problemi di gestione siano inaccessibili. Fondandosi sulle parole d’ordine di partecipazione, integrazione e sostenibilità, nel 2005 la Regione ha anticipato il concetto di Smart City avviando programmi integrati di riqualificazione delle periferie, seguiti nel 2008 dalla legge regionale sulla rigenerazione urbana, che chiedendo ai comuni di adottare piani di riqualificazione, ha gettato le basi per una nuova sfida: il raggiungimento di una visione programmatica condivisa.

Ha chiuso i lavori Alberto Clementi, Preside della Facoltà di Architettura, Università G. d'Annunzio di Pescara, che ha osservato come, a fronte della densità di significati insita nel concetto di Smart City, “non sappiamo ancora fare architettura e mettere in sostenibilità le nostre città”. La soluzione, a suo avviso, consiste nell’agire sul metabolismo per ridurre i consumi, “inoculando” progetti locali in grado di diffondere intorno i propri effetti e di far convergere le reti della sostenibilità.
Idee che l’Università sta già cercando di tradurre in concreto con tre progetti a Teramo, Chieti e  Pescara per la riqualificazione di aree dismesse e la creazione di infrastrutture in grado di sfruttare l’energia solare e le risorse idriche della pioggia, ma anche le coperture naturali offerte dalla presenza di alberi. Dall’adozione di questi accorgimenti deriva un aumento del 15% dei costi di produzione, compensato dalla maggiore qualità offerta.

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