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NORMATIVA

Bonus mobili, gli arredi devono costare meno della ristrutturazione

di Paola Mammarella

Il decreto emergenza casa pubblicato in Gazzetta ripristina anche la possibilità per le imprese generali di eseguire le lavorazioni specialistiche

Vedi Aggiornamento del 21/05/2014
28/03/2014 – Con la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del DL 47/2014 sull’emergenza casa torna il vincolo di spesa per chi intende acquistare mobili ed elettrodomestici dopo aver effettuato una ristrutturazione.
 
Bonus Mobili
Nel conteggio della detrazione del 50% sulle spese per l'acquisto di mobili ed elettrodomestici, il prezzo degli arredi non può essere superiore a quello della ristrutturazione. Il tetto massimo di spesa agevolabile di 10 mila euro potrà quindi essere raggiunto solo se sono stati sostenuti costi maggiori per l’intervento di ristrutturazione.
 
La detrazione fiscale del 50% sull’acquisto di mobili ed elettrodomestici, abbinati agli interventi di ristrutturazione, è stata introdotta dal DL Ecobonus 63/2013. La Legge di Stabilità per il 2014 ha in seguito introdotto il vincolo di spesa, stabilendo che il prezzo degli arredi su cui richiedere la detrazione non può superare quello della ristrutturazione.

Il Governo ha tentato di rimuovere il vincolo con una serie di norme che però non hanno completato il loro iter, creando una serie di incertezze. La prima versione del decreto sull’emergenza casa aveva nuovamente provato ad eliminare il vincolo di spesa, ma per motivi di coperture finanziarie anche questa volta il tentativo non è andato a buon fine.

Adesso, col vincolo di spesa nuovamente in vigore, la detrazione del 50% potrà essere applicata prendendo come riferimento la cifra pagata per la ristrutturazione. Se, ad esempio, l’intervento è costato 2 mila euro, sarà agevolata una spesa in mobili ed elettrodomestici fino a 2 mila euro. Se per gli arredi si spende più di 2 mila euro, la parte eccedente non godrà di nessuna agevolazione. Al contrario, se la ristrutturazione costa più di 10 mila euro, per gli arredi potrà essere richiesta la detrazione massima.

I tentativi di eliminare i vincoli di spesa hanno generato aspettative nei soggetti che hanno ritenuto possibile richiedere la detrazione massima sull’acquisto di mobili anche a fronte di una ristrutturazione costata meno degli arredi. In fase di dichiarazione dei redditi, i contribuenti potranno quindi farsi rimborsare meno soldi rispetto alle attese iniziali.
 
Restano invece immutate le altre condizioni per richiedere la detrazione. Tra i mobili che possono beneficiare delle detrazioni ci sono letti, armadi, cassettiere, librerie, scrivanie, tavoli, sedie, comodini, divani, poltrone, credenze, materassi e apparecchi di illuminazione. È escluso l’acquisto di porte, pavimentazioni (per esempio, il parquet), tende e tendaggi e altri complementi di arredo. Possono invece essere conteggiate le spese per il trasporto e il montaggio dei beni acquistati.
 
Rientrano tra gli elettrodomestici agevolabili: frigoriferi, congelatori, lavatrici, asciugatrici, lavastoviglie, apparecchi di cottura, stufe elettriche, piastre riscaldanti elettriche, forni a microonde, apparecchi elettrici di riscaldamento, radiatori, elettrici, ventilatori elettrici, apparecchi per il condizionamento.

Il Bonus Mobili può essere richiesto in abbinamento ai seguenti interventi:
- manutenzione ordinaria, ma solo se effettuata sulle parti comuni di un edificio residenziale (in questo caso viene agevolato unicamente l’acquisto di arredi per le parti comuni, come guardiole, appartamento del portiere, sala adibita a riunioni condominiali, lavatoi),
- manutenzione straordinaria sulle parti comuni di edificio residenziale e su singole
unità immobiliari residenziali,
- restauro e di risanamento conservativo sulle parti comuni e sulle singole unità immobiliari,
- ristrutturazione edilizia sulle parti comuni e sulle singole unità immobiliari,
- interventi per il ripristino dopo eventi calamitosi anche se non rientranti nelle categorie
precedenti, ma a patto che sia stato dichiarato lo stato di emergenza,
- restauro, risanamento conservativo e ristrutturazione edilizia riguardanti interi fabbricati, eseguiti da imprese di costruzione o ristrutturazione immobiliare e da cooperative edilizie, che provvedano entro sei mesi dal termine dei lavori alla successiva alienazione o assegnazione dell’immobile. Scarica la Guida aggiornata al bonus 50% ristrutturazioni

Possono usufruire del bonus mobili coloro che hanno avviato una ristrutturazione dal 26 giugno 2012, cioè dalla data di entrata in vigore del DL 83/2012 che ha innalzato dal 36% al 50% il bonus sulle ristrutturazioni, poi esteso ai mobili. La scadenza dell’incentivo al momento è fissata al 31 dicembre 2014. È inoltre fondamentale che la data di acquisto dei mobili sia successiva a quella in cui iniziano i lavori di ristrutturazione.

Oltre al bonifico bancario o postale, per il pagamento possono essere utilizzati i bancomat e le carte di credito. Nei bonifici va indicata la stessa causale attualmente utilizzata per i bonifici relativi ai lavori di ristrutturazione edilizia, oltre al codice fiscale di chi esegue il pagamento e la partita Iva del soggetto destinatario della somma.

Qualificazione delle imprese
Dal decreto sull’emergenza casa sparisce anche la norma che congelava gli effetti del Decreto Qualificazioni, mettendo ordine nel settore degli appalti, in attesa che fosse individuata una soluzione definitiva per la disciplina della qualificazione delle imprese.
 
Il Decreto Qualificazioni torna quindi operativo. Ciò significa che l’impresa che si aggiudica un appalto e che possiede la qualificazione nella categoria prevalente, cioè quella di importo più elevato tra tutte quelle che costituiscono il lavoro, può eseguire tutte le lavorazioni dell’appalto e non solo gli interventi relativi alle categorie per le quali dimostra di possedere la qualificazione.
 
Sono inoltre annullati i limiti di qualificazione per le imprese che subappaltano più del 30% dell’importo di una categoria scorporabile a qualificazione non obbligatoria, o più del 40 % nel caso di categoria scorporabile a qualificazione obbligatoria. La norma annullata avrebbe consentito all’impresa affidataria di utilizzare i lavori subappaltati non solo ai fini della qualificazione nella categoria prevalente, ma anche per la qualificazione nella categoria scorporabile. Oltrepassando il limite del 30 o 40%, la parte eccedente non avrebbe potuto essere sfruttata ai fini qualificatori. La stessa percentuale del 30 o 40% non avrebbe inoltre potuto essere interamente destinata ad ottenere la qualificazione nella categoria scorporabile, potendo al massimo essere ripartita tra la categoria prevalente e quella scorporabile.


 
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