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Codice Appalti, l’obbligo di indicare la terna di subappaltatori potrebbe scomparire

di Paola Mammarella

L’Italia risponderà alla procedura di infrazione con la Legge di Delegazione europea 2019. Sindacati contrari

Commenti 3586
Foto: www.governo.it
10/02/2020 - Potrebbe essere eliminato l’obbligo di indicare la terna dei subappaltatori già dalla fase di offerta. Con questa ed altre modifiche al Codice Appalti, che dovrebbero rientrare nel disegno di Legge di delegazione europea 2019, l’Italia potrebbe rispondere alla procedura di infrazione avviata dalla Commissione Europea perché il Codice Appalti non rispetta i princìpi delle Direttive UE sui contratti pubblici.
 
Una possibilità che lascerebbe scontenti i sindacati, convinti che le restrizioni sul subappalto in Italia siano giustificate dalla situazione interna. 
 

Codice Appalti, le modifiche in arrivo con la Legge di delegazione europea

La nuova bozza della Legge di delegazione Europea, che ancora non sta circolando, potrebbe modificare gli articoli 105 e 174 del Codice Appalti: nei contratti di appalto e di concessione verrebbe eliminato l’obbligo di indicare la terna di subappaltatori fin dalla fase di presentazione dell’offerta.
 
Ricordiamo che l’obbligo di indicare la terna di subappaltatori dalla fase dell’offerta è stato sospeso fino al 31 dicembre 2020 dallo “Sblocca Cantieri”. La misura potrebbe ora diventare a tempo indeterminato.
 
La bozza della Legge di delegazione europea dovrebbe modificare anche l’articolo 80 sulle cause di esclusione. Al momento le Stazioni Appaltanti possono escludere un operatore dalla partecipazione ad una gara in presenza di irregolarità nel pagamento delle tasse e dei contributi previdenziali definitivamente accertate. La bozza potrebbe dare alle Stazioni Appaltanti la possibilità di escludere gli operatori per violazioni gravi che, anche se non definitivamente accertate, possono essere dimostrate. Non sarebbero invece esclusi gli operatori che si siano impegnati a pagare le imposte e i contributi dovuti, più eventuali sanzioni.
 

Codice Appalti, i richiami dell’Unione Europea

Alla Commissione Europea il Codice Appalti italiano non è mai piaciuto. Fin dall’inizio, Bruxelles ha fatto notare all’Italia che i Paesi membri non possono prevedere regole più stringenti di quelle dettate dalle Direttive. Di conseguenza, sono stati bollati come illegittimi i limiti nella disciplina italiana, che impongono l’indicazione della terna e fissano un tetto del 30% della quota subappaltabile (elevato al 40% dallo Sblocca Cantieri).
 
L’Italia, però, non ha rimosso i paletti e ha ricevuto una lettera di messa in mora dalla Commissione Europea. L’UE ha ribadito il suo no ai limiti del Codice Appalti italiano con una sentenza emessa a settembre dalla Corte di Giustizia dell’Unione Europea in cui ha giudicato i limiti al subappalto non solo contrari alle norme europee, ma anche inutili a contrastare la criminalità.
 

Fillea Cgil annuncia mobilitazione nazionale contro le modifiche

Alessandro Genovesi, segretario generale della Fillea Cgil, ha subito commentato le indiscrezioni manifestando la sua netta contrarietà. “Le specificità italiane, per dimensione di impresa e per gli altissimi tassi di irregolarità, lavoro nero ed infortuni gravi e mortali, senza considerare infiltrazioni criminali e corruzione - come ci ricordano quotidianamente i vari fatti di cronaca - sono tali da aver sempre giustificato sia una selezione a monte molto rigorosa dei sub appaltatori sia una limitazione dello stesso strumento”.

“Nel nostro paese infatti il sub appalto non è il ricorso eccezionale e residuale a lavorazioni specialistiche tali da giustificare la collaborazione tra imprese strutturate, con forte caratura innovativa e personale professionalizzato, ma lo strumento principale per una rincorsa costante al massimo ribasso, agli extra profitti a discapito di sicurezza, rispetto dei contratti collettivi e delle leggi. Il Governo dovrebbe impegnarsi per utilizzare le stesse norme sociali previste dai trattati istitutivi dell’Unione per preservare la coesione sociale e la salute di un comparto già colpito da concorrenza sleale e irregolarità, anche a tutela delle imprese più serie oltre che dei lavoratori”.

“Un Governo che dichiara di voler rimediare ai guasti dello sblocca cantieri non può, quindi, peggiorare ulteriormente una condizione - quella degli appalti pubblici - che è già una giungla. Qualora dovesse farlo da parte delle lavoratrici e lavoratori delle costruzioni la risposta non potrebbe che essere una sola: mobilitazione nazionale”. 

Il testo del disegno di legge nei prossimi giorni sarà all'esame del Consiglio dei Ministri, che dovrà pronunciarsi sulle modifiche al Codice Appalti. Se il Governo approverà i contenuti, il testo dovrà affrontare l'iter in Parlamento.
 

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Altri commenti
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Roberto

Credo che la pazienza delle imprese stia finendo, i legislatori incapaci è ora di mandarli a lavorare con le mani, farsi sanzionare per aver applicato norme stupide è tutto un programma.


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