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Cessione credito, RPT: i video chiesti da Deloitte sono vessatori e contrari all’equo compenso

Cessione credito, RPT: i video chiesti da Deloitte sono vessatori e contrari all’equo compenso

I tecnici propongono azioni condivise tra cui esposti, citazioni in giudizio e ritiro delle somme dalle banche che si avvalgono di Deloitte

Vedi Aggiornamento del 14/11/2022
Foto: goodluz©123RF.com
Foto: goodluz©123RF.com
di Paola Mammarella
30/09/2022 - La Rete delle Professioni Tecniche annuncia battaglia contro la richiesta di Deloitte di produrre video per provare il completamento del 30% dell’intervento e poter optare per la cessione del credito corrispondente al Superbonus.
 
Dopo le proteste della scorsa settimana, suscitate dalla nuova incombenza nel mondo delle professioni, la Filiera delle costruzioni si è riunita lunedì scorso per analizzare le difficoltà nell’utilizzo dei bonus edilizi, primo fra tutti il Superbonus.
 
In un’informativa sulla riunione, inviata da RPT ai Presidenti e ai rappresentanti degli organi aderenti, sono state spiegate le conseguenze dell’obbligo, imposto a proprietari, imprese e professionisti dalla società Deloitte.
 

Video per SAL, RPT: richiesta vessatoria

Secondo RPT, la richiesta è illegittima e vessatoria perché non prevista da nessuna norma, ma anche lesiva della dignità del professionista perché lo obbliga a rendere prestazioni in contrasto con le norme deontologiche di rispetto del segreto professionale e della privacy, con il rischio di dare informazioni sensibili sui sistemi di sicurezza delle abitazioni.

 

Video per SAL, RPT: contraria alle norme sull’equo compenso

Nell’informativa RPT evidenzia che la richiesta di Deloitte è in palese contrasto con la legge sull’equo compenso, che non consente l’imposizione di attività vessatorie nei confronti del professionista. L’attività di produzione del video non verrebbe inoltre remunerata in alcun modo.
 
Secondo RPT, Deloitte sfrutterebbe una posizione dominante sotto il profilo contrattuale, imponendo “attività inutili che però incidono sul merito creditizio del cedente, riducendolo o discriminandolo sulla base di valutazioni discrezionali ed indefinite causate da un video”.
 
Il professionista, fa notare RPT, potrebbe riscontrare difficoltà logistiche e i proprietari delle abitazioni potrebbero rifiutarsi di firmare le liberatorie per la privacy. Queste eventualità creerebbero problemi al cedente, perché il credito potrebbe essere considerato inaffidabile.
 

Video per SAL, attività non coperta dall’assicurazione

RPT sottolinea inoltre gli aspetti legati alla copertura assicurativa obbligatoria prevista per l’asseveratore, che non comprende anche i rischi per l’attività di produzione dei video.
 
Secondo RPT, la richiesta di Deloitte è inutile perché la tutela degli interessi dello Stato è già garantita dall’obbligo di consegnare l’asseverazione, che viene rilasciata da un professionista iscritto ad un Albo. La correttezza e le competenze del professionista si possono verificare sull’Albo unico nazionale, che attesta l’eventuale presenza di condanne e provvedimenti disciplinari, così come l’adempimento degli obblighi di assicurazione e formazione.
 
In caso di violazioni di qualunque genere, aggiunge RPT, il professionista è punito con sanzioni penali e deontologiche. Secondo Deloitte invece, lamenta RPT, l’assenza di illeciti sarebbe garantita da un video, da verificare in un modo che non è chiaro.
 
RPT ha quindi esortato i componenti della filiera ad adottare azioni comuni. Tra queste l’invio di richieste di chiarimento al Governo e all’Agenzia delle Entrate, esposti al Garante della Privacy, citazione in giudizio per la violazione delle norme sull’equo compenso e ritiro delle somme depositate presso gli istituti bancari che si avvalgono della piattaforma di Deloitte.
 
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