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Primo via libera per il Salva Milano

Primo via libera per il Salva Milano

Ok della Camera alla legge di interpretazione autentica della norma sulla ristrutturazione edilizia per mettere fine ai procedimenti giudiziari anti-abusivismo

Vedi Aggiornamento del 23/10/2025
Salva Milano - Foto: welcomia 123RF.com
Salva Milano - Foto: welcomia 123RF.com
di Paola Mammarella
Vedi Aggiornamento del 23/10/2025
25/11/2024 - Via libera della Camera al ddl Salva Milano. La norma contiene una serie di disposizioni di interpretazione autentica in materia di edilizia e di urbanistica che dovrebbero mettere fine ai contenziosi abbattutisi sui cantieri della città di Milano.
 
L’approvazione del ddl è stata accompagnata da una serie di polemiche. Ad ogni modo, dopo l’ok della Camera, le misure devono essere confermate dal Senato.
 

I contenuti del ddl Salva Milano approvato dalla Camera

Il ddl chiarisce che negli ambiti edificati e urbanizzati l'approvazione preventiva di un piano particolareggiato o di lottizzazione convenzionata non è obbligatoria per l’edificazione di nuovi immobili su singoli lotti e per la sostituzione edilizia attraverso demolizione e ricostruzione con volumi e altezze maggiori di quelli consentiti dalla legge urbanistica del 1942 e degli edifici preesistenti e circostanti.
 
Il ddl spiega inoltre che a partire dall’entrata in vigore del Decreto “del Fare” (DL 69/2013 convertito nella L. 98/2013, che ha consentito la ristrutturazione edilizia con demolizione e ricostruzione con cambio di sagoma) è considerata come ristrutturazione edilizia la totale o parziale demolizione e ricostruzione che porti alla realizzazione, all'interno del medesimo lotto di intervento, di organismi edilizi che presentino sagoma, prospetti, sedime e caratteristiche planivolumetriche, funzionali e tipologiche anche integralmente differenti da quelli originari, purché rispettino le procedure abilitative e il vincolo volumetrico previsti dalla legislazione regionale o dagli strumenti urbanistici comunali. 
 

Perché è stata necessaria l’interpretazione autentica del Salva Milano

Il ddl, che secondo il suo relatore è stato ribattezzato impropriamente come “Salva Milano” visto che si applica a tutto il territorio nazionale, di fatto risolve una serie di contenziosi nati proprio a Milano, dove la Magistratura ha contestato la qualificazione degli interventi come ristrutturazione edilizia anziché come nuova costruzione e la loro autorizzazione con Scia, senza la preventiva approvazione di un piano attuativo.
 
Come evidenziato da INU Lombardia, la situazione riflette i rischi che si corrono quando una norma (in questo caso il Testo Unico dell’edilizia) viene modificata di continuo.
 

Il ddl Salva Milano e il Decreto Semplificazioni

Nei giorni scorsi, il quotidiano “Il Foglio” ha affermato che a causare caos e difficoltà interpretativa è stata anche la legge sulle semplificazioni (DL 76/2020 convertito nella L. 120/2020) che ha allargato il perimetro della ristrutturazione edilizia, includendo le demolizioni e ricostruzioni con diversa sagoma e, a determinate condizioni, anche volumi e altezze maggiori.
 
La legge sulle semplificazioni è stata approvata durante il Governo Conte II. All’epoca le misure destarono dubbi e le allora Ministre dei Trasporti, Paola De Micheli del PD, e per la Funzione Pubblica, Fabiana Dadone del M5S, rilasciarono dei chiarimenti per indirizzare l’azione delle Amministrazioni.
 
Il vicecapogruppo M5S alla Camera, Agostino Santillo, ha respinto l’accusa e in una nota diffusa venerdì ha puntualizzato che “costruire dove non è consentito, dove c’è piano attuativo quando questo deve essere preventivamente approvato, è un abuso sul quale il dl 76 non c’entra nulla”.
 
La nota di Santillo afferma che “La Scia tanto per essere chiari con gli amici del Foglio, è un procedimento edilizio semplificato ed è vero che era parte fondante del dl 76/2020. Sopra ai procedimenti edilizi però ci sono le leggi urbanistiche, e cubature e volumetrie attengono a quel campo. Queste leggi sono chiare: dove c’è un piano attuativo si può costruire, con determinati limiti. Dove esso non c’è non si può costruire, peraltro superando limiti in altezza e cubatura, Scia o non Scia. A Milano questo si è fatto: si è costruito dove non c’era piano attuativo, e il “Salva-Milano” targato destre-Pd sana questi progetti e va in soccorso al ‘birbetto’ Sala
 
“Laddove si sono demoliti magari tre fabbricati a limitata cubatura, quest’ultima è stata recuperata cumulata in unico edificio e magari proprio in zona priva di piano attuativo. Anche questo dalle nostre leggi urbanistiche non è consentito” aggiunge.
 

Le polemiche sull’approvazione del Salva Milano

L’approvazione del ddl Salva Milano da parte della Camera è stata accompagnata da diverse proteste.
 
Dal M5S, la Deputata Ilaria Fontana ha commentato “Qui abbiamo una metropoli soffocata dal cemento, ridotta a “hub” padano dell’inquinamento atmosferico, dove sorgono nuovi grattacieli in barba ai carichi urbanistici, senza tenere conto dell’incidenza su strade, scuole, verde pubblico e via dicendo. Se questo è sviluppo urbanistico sostenibile siamo di fronte a una farsa con pochi eguali. Ora che la Procura ha aperto diverse indagini, arriva la cavalleria politica, con questa legge sconsiderata. Il sodalizio Meloni-Salvini-Tajani-Schlein nel dire sì al far west urbanistico a Milano è a dir poco raccapricciante”.
 
“Un fabbricato di un piano viene abbattuto e al suo posto sbucano due torri di 17 e 24 metri, bollate però come “ristrutturazioni” e non come nuove costruzioni. Questo sarebbe lo sviluppo sostenibile?” ha commentato la senatrice Elena Sironi del M5S.
 
“Fa specie - ha aggiunto - che il Pd, che al nostro fianco difende la Costituzione dai soprusi di Meloni, Nordio e compagnia, si trovi ora ad avallare questa ingerenza del potere legislativo su quello giudiziario”.
 
Secondo la Deputata Erica Mazzetti di Forza Italia, invece, il ddl approvato dalla Camera “ha voluto dare una risposta ai cittadini, ai professionisti, agli imprenditori che hanno fatto investimenti a Milano”.
 
“Eravamo in assoluta emergenza - ha ricordato Mazzetti -, tanto che erano fermi lavori per ben 38 miliardi, senza contare gli investimenti potenziali che rischiano di non arrivare mai. Massimo rispetto, dunque, per le indagini della magistratura, ma la politica ha preso in mano la situazione, anche perché la stessa giunta meneghina a guida PD ci aveva sollecitato più volte. In questo modo, diamo certezze sia agli imprenditori sia alla pubblica amministrazione; ciò non si limita alla sola Milano ma vale per ogni città d'Italia, dove migliaia di cantieri - e di investimenti - sono ancora bloccati soprattutto per la paura della firma”.
 
“Questo intervento - ha concluso Mazzetti - fa seguito a un altro passato appena pochi mesi fa, il Salva-Casa, che dimostra la volontà del governo e del Parlamento di intervenire in una materia da troppi anni ferma, vetusta e confusa”.

L’Associazione nazionale costruttori edili (Ance) ha sottolineato che “Dopo lunghi mesi di trattative prevale la linea dell’interpretazione autentica”. Secondo i costruttori edili, “quella venuta fuori alla fine è la soluzione migliore”.
 
La presidente dell’Ance, Federica Brancaccio, ha precisato che serve un riordino della materia come una nuova legge sull’urbanistica e sulla rigenerazione urbana al passo con la velocità della società.
 
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