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AMBIENTE

Il programma ‘Casa Italia’ riparte dalle periferie

di Paola Mammarella
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Obiettivi: creazione di un database unico sulla pericolosità dei luoghi e avvio dei dieci cantieri tipo individuati da Renzo Piano

Vedi Aggiornamento del 30/08/2017
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23/02/2017 – Mettere in sicurezza gli edifici prestando attenzione al contesto socio-economico in cui si trovano e consentendo a chi li abita di rimanerci a vivere. È l’idea di fondo del programma “Casa Italia", illustrata dal project manager, Giovanni Azzone, in Commissione parlamentare di inchiesta su sicurezza e degrado delle città.  
 
Il programma sta lavorando lungo due direttici: raccogliere le informazioni sui fattori di rischio presenti nei comuni in un unico database, che potrebbe essere pronto entro marzo, e sviluppare i dieci cantieri tipo per la messa in sicurezza degli edifici senza sradicare gli abitanti dal loro contesto, quindi senza creare zone disabitate né nuovo degrado in agglomerati temporanei e senza identità.
 

Casa Italia e i rischi del territorio

Come spiegato da Giovanni Azzone, la struttura di missione si sta concentrando sull’interazione tra i rischi di carattere naturale e quelli sociali con l’obiettivo di costruire un piano di prevenzione di lungo periodo. Per questo si sta lavorando su tre direttrici: capire come ridurre la pericolosità dei luoghi, identificare le condizioni di vulnerabilità degli edifici e gli interventi che la potrebbero ridurre, identificare i luoghi con livelli di esposizione al rischio tali da richiedere un intervento normativo.
 
Il lavoro, ha sottolineato Azzone, è in itinere e ha subìto rallentamenti a causa della crisi di Governo, ma ha già chiari gli obiettivi da raggiungere nel breve e medio periodo. “Il primo – ha affermato - è fare in modo che, per ciascun comune italiano, le principali misure siano note e disponibili e siano facilmente comprensibili, perché si tratta di indicatori con caratteristiche tecniche non banali. Questo repository sarà disponibile, come ci auguriamo, entro il mese di marzo e vuole essere un primo contributo di conoscenza del livello di fragilità complessivo del Paese”.
 
Il secondo step riguarda la ricostruzione delle politiche di prevenzione del rischio di carattere naturale e sociale in modo da individuarne punti di forza e di debolezza.
 
Il terzo obiettivo da raggiungere sarà la redazione di una vera e propria proposta di intervento di prevenzione, che si focalizzerà, nel primo anno di attività, sul tema della sismica, attraverso una riduzione della vulnerabilità del patrimonio edilizio.
 

Casa Italia: i 10 cantieri tipo per la messa in sicurezza

Giovanni Azzone ha ricordato che è stato individuato, in collaborazione con l’architetto e senatore a vita Renzo Piano, un obiettivo di dieci cantieri che siano un esempio di realizzazione di interventi edilizi di messa in sicurezza senza alterare la qualità della vita di chi ci abita, con lavori svolti mentre sono abitati.
 
“L’idea è – ha spiegato - non mi interessa mettere in sicurezza l'edificio, se non riesco a creare attorno a questo edificio un contesto socio-economico, che giustifichi il fatto che le persone ci vogliono rimanere. Abbiamo inviato al Presidente del Consiglio una prima lista di dieci possibili localizzazioni, che incrociano diverse dimensioni, e siamo in attesa di verificare se, in merito, ci saranno focus specifici.
 
I cantieri al momento non possono essere svelati. “Per una semplice ragione – ha chiarito Azzone - abbiamo identificato dieci luoghi potenzialmente interessanti, ma dobbiamo incrociarli con la disponibilità di edilizia residenziale di proprietà pubblica nei singoli luoghi. Siamo ancora in una fase in cui dobbiamo verificare”.
 

Casa Italia, il ruolo degli edifici

Alessandro Balducci, esperto della struttura di missione “Casa Italia” ha illustrato i numeri degli edifici residenziali. In Italia sono circa 12 milioni 200mila, di cui quasi 7 milioni in muratura portante e più della metà si trova nei centri urbani, con il 67 – 68% nelle aree periferiche e ultraperiferiche. Meno del 30% degli edifici residenziali sono in calcestruzzo, di cui il 39 per cento nei centri urbani e il 17 per cento nei comuni periferici.
 
Balducci ha spiegato che il 30% dei 3 milioni 150mila edifici costruiti prima del 1945 si trova nelle aree interne appenniniche. Esiste quindi un doppio elemento di debolezza. Per quanto riguarda il livello di conservazione degli edifici emerge un divario Nord – Sud a vantaggio del Nord. In città come Reggio Calabria, Messina e Catania, al cattivo stato di conservazione si somma il rischio sismico e quello socio – economico.
 

Casa Italia: ‘finora politiche scarse’

Dal punto di vista delle politiche, ha ricordato, “c'è stato il piano nazionale per le città del 2012, il piano nazionale per la riqualificazione sociale e culturale delle aree urbane degradate del 2015 e il programma per la riqualificazione urbana e la sicurezza delle periferie.
 
Complessivamente, ha sottolineato, negli ultimi 20-25 anni, sono stati stanziati quasi 5 miliardi di euro senza una continuità dei soggetti responsabili. La valutazione è stata scarsa e piuttosto episodica. I comuni si sono trovati, nella generalità dei casi, impreparati e hanno proposto progetti che avevano già nel cassetto, predisposti per altre finalità. Gli indicatori da rispettare per la selezione delle aree di intervento hanno rappresentato un filtro molto debole.
 
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