29/09/2023 - “Troppo bello per essere vero!” Lo abbiamo pensato tutti noi, tecnici del settore, in quel lontano luglio del 2020 quando ha visto la luce il decreto che doveva rivoluzionare il mondo dell’edilizia in ottica di efficienza energetica. Tutto sommato, per quei cantieri gestiti seriamente e scrupolosamente, lo ha anche fatto.
I lavori del Superbonus hanno interessato poco meno di 360.000 asseverazioni di cui 48.000 condomini, 208.600 edifici unifamiliari e 102.700 unità indipendenti (dati Rapporto ENEA al 31/12/22) che hanno fatto salti di classe notevoli, essendo pronti - di fatto - ai dettami della nuova
Direttiva Case Green.
Per i lavori, un condominio ha speso mediamente 598.800.000 euro, una villa singola 113.700.000 euro e le unità indipendenti 97.000 euro. E proprio sui costi, possiamo fare qualche riflessione.
Cantieri più costosi
Incrociando i dati forniti da CNA, Enea e dal Centro Studi di ANACI Lecco (Associazione Nazionale Amministratori Condominiali e Immobiliari), tra il 2020 e il 2023, con l’applicazione del Superbonus 110%, l’aumento medio del
costo dei cantieri si attesta intorno al +
30%, ma se guardiamo i singoli materiali da costruzione nello specifico, gli aumenti - per alcuni di essi - sono molto più significativi.
Bisogna specificare, però, che non tutto è attribuibile alla speculazione dovuta al Superbonus, infatti rispetto a quelle tipologie di materiali le cui materie prime provenivano dalla Cina,
l’aumento dei prezzi nel 2021 è dovuto anche all’effetto della pandemia. Nel 2022, poi, la guerra tra Ucraina e Russia ha alimentato la bolla speculativa del caro energia che ha comportato il mantenimento di alcuni prezzi alti dei materiali prodotti negli stabilimenti europei.
Nel settore delle costruzioni gli aumenti più importanti si registrano a partire
da settembre/ottobre 2020 e vengono mantenuti tali fino alla primavera del 2023, ovvero
quando lo sconto in fattura è stato eliminato dal Superbonus con il DL 11/2023.
Facciamo alcuni esempi sui rincari dei materiali più usati in edilizia:
· il prezzo dei
ponteggi è passato da 15 euro al metro quadrato del 2020 ai 25-30 euro;
· i
materiali isolanti hanno avuto aumenti incrementali dal 2021 al 2023 che oscillano tra il +25% e il +50%, il costo di un cappotto termico è passato da 65 a circa 100 euro al metro quadro;
· i
metalli hanno subito un aumento che a volte ha superano il +50%;
· i
materiali per gli impianti sono aumentati del 25%;
· il
legno del +15%;
· le
malte e collanti del +10%;
· i
laterizi +11%;
· per i
serramenti, se ad aprile 2020 sostituire i vecchi infissi costava 10.000 euro, nel 2022 sono arrivati a costare anche oltre i 15.000 euro, ovvero il
50% in più; infatti, il prezzo richiesto infatti corrisponde generalmente al massimo rimborsabile con il Superbonus.
Per gli
impianti l’aumento è stato meno marcato con incrementi intorno al
+10%, nel settore impiantistico hanno influito soprattutto le materie prime (materiale elettrico, plastica, componentistica, ottone, ferro, ecc.) provenienti dalla Cina dove il costo dei container è più che raddoppiato a causa della pandemia. Incrementi lievi dal
+5% al +8% anche del costo delle
caldaie e dei
condizionatori.
Per i
pannelli fotovoltaici l’incremento maggiore del prezzo tra il 2020 e il 2021 (circa il 28%) è imputabile alle materie prime e all’impossibilità di trovare gli inverter per mancanza di componenti elettronici provenienti principalmente dalla Cina, nel 2022 la situazione è cambiata e gli aumenti sono stati contenuti, grazie ai produttori europei e al caro energia che ha stimolato la domanda di rinnovabili.
Nello specifico, il prezzo di un impianto medio da 6 kW prima dell’abolizione della cessione del credito ad aprile 2023 si aggirava attorno ai
17.400 euro, nel post-decreto, invece, il costo medio
di un impianto è sceso intorno ai
12.600 euro, circa lo stesso costo che avrebbe avuto nel 2019.
Bonus edilizi, più occupazione
Sicuramente i bonus edilizi danno un’accelerata al settore delle costruzioni e, quindi, anche all’occupazione, infatti i dati ISTAT di contabilità nazionale del biennio 2021-2022, mostrano che il valore aggiunto nel settore costruzioni si è incrementato di
36 miliardi di euro, rispetto all’anno base 2020, a fronte di un incremento del valore aggiunto totale di 311 miliardi di euro, mentre la spesa per investimenti nell’edilizia residenziale si è incrementata di 61 miliardi.
Inoltre, anche i dati ISTAT sul mercato del lavoro mostrano, nel triennio 2020-2022, sempre in termini cumulati, un i
ncremento di occupazione di 353 mila unità nel settore delle costruzioni rispetto al calo generale di un milione e 289 mila occupati.
Come tutti i bonus “a singhiozzo”, però, è probabile che conclusi i cantieri, molte imprese e molti di quegli occupati saranno in cerca di un nuovo impiego.
Superbonus, quanto è costato allo Stato
Il report della Fondazione Nazionale di Ricerca dei Commercialisti del 22 dicembre 2022 sull’impatto economico del Superbonus analizza i dati relativi ai bonus edilizi e al superbonus 110%, ricostruisce la metodologia applicata dalla Ragioneria Generale dello Stato (RGS) nelle stime degli effetti di finanza pubblica dei bonus edilizi e presenta una stima alternativa del costo lordo per lo Stato e dell’effetto fiscale indotto dal Superbonus 110% che tiene conto dell’impatto che il superbonus esercita sul settore edile e sull’economia in generale.
Il modello ha stimato un
impatto positivo del Superbonus 110% sugli investimenti in edilizia e, quindi, sul Pil, oltre che sull’occupazione. I bonus edilizi hanno una elevata capacità di attivazione economica, con importanti ricadute in termini ambientali, occupazionali e di valore aggiunto che vanno di conseguenza a impattare positivamente anche sulla finanza pubblica.
Secondo il report della Fondazione Commercialisti, dall’emanazione del DL 34/2020 e fino al 31 dicembre 2022, i dati dell’Agenzia delle Entrate disponibili segnalano un ammontare totale di crediti d’imposta ceduti pari a 110 miliardi di euro (sia da Superbonus che da bonus ordinari).
Da questi si stima una spesa indotta dal Superbonus per gli anni 2021 e 2022, cioè investimenti aggiuntivi nel settore costruzioni pari a 96 miliardi di euro. A tale spesa indotta corrisponde un costo lordo per lo Stato, rappresentato dalle detrazioni fiscali maturate in aggiunta a quelle ordinarie, pari a poco più di 97 miliardi di euro.
L’analisi riporta un incremento di Pil di quasi 91 miliardi di euro e di gettito fiscale di circa 37 miliardi di euro. Secondo il modello elaborato il moltiplicatore sul Pil della spesa aggiuntiva indotta dal Superbonus è pari a 0,95, mentre l’effetto di retroazione fiscale, cioè l’incremento di gettito rispetto all’incremento di spesa pubblica, è pari al 38%.
Gli incentivi non si ripagano totalmente, ma si può certamente affermare che - da sempre - hanno un’elevata capacità di attivazione economica e fiscale, bisognerebbe renderli più stabili e programmatici per evitare l’effetto “elastico” che si ripercuote sul mercato e sull’occupazione.