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Case Green, adeguarci alla Direttiva richiederebbe 180 miliardi di euro al 2030

Case Green, adeguarci alla Direttiva richiederebbe 180 miliardi di euro al 2030

Politecnico di Milano: ‘andrebbe efficientato il 43% degli immobili di classe G ma serve un nuovo grande piano di finanziamenti europei’

Direttiva Case Green, adeguarci costerebbe 180 miliardi di euro al 2030 - Foto: pierluigipalazzi 123rf.com
Direttiva Case Green, adeguarci costerebbe 180 miliardi di euro al 2030 - Foto: pierluigipalazzi 123rf.com
di Rossella Calabrese
20/06/2024 - Adeguarci alla Direttiva UE Case Green, qualora venisse recepita dall’Italia, ci costerebbe circa 180 miliardi di euro, una cifra comparabile con quanto è stato speso nell’ultimo triennio tra superbonus, ecobonus e bonus casa ma che, per essere efficace, dovrebbe essere “spalmata” su un numero davvero molto più ampio di edifici, in particolare quelli nelle peggiori condizioni appartenenti alla classe G, che sono circa 5 milioni (il 40% dell’intero parco immobiliare italiano) e andrebbero adeguati per quasi la metà.
 
Le stime arrivano da un modello elaborato da Energy&Strategy della School of Management del Politecnico di Milano sulla Direttiva europea Energy Performance of Buildings Directive (EPBD) e sono contenute nell’ultimo Energy Efficiency Report 2024 di E&S - illustrato ieri al Politecnico di Milano e discusso con le molte aziende partner della ricerca.

Secondo la Direttiva Case Green, che definisce i requisiti e i target da conseguire entro il 2030 per immobili residenziali e non, nuovi e ristrutturati - spiegano gli autori della ricerca -, dovremmo ridurre il consumo di energia primaria per gli edifici a uso abitativo del 16% rispetto al 2020, quindi di 6,32 Mtep (milioni di tonnellate equivalenti di petrolio, passando da 39,49 Mtep a 33,17) e ben il 55% di questo risparmio (3,46 Mtep) dovrebbe riguardare gli immobili di classe G, che sarebbero da efficientare almeno per il 43%, in metratura o in numero di edifici.
 
Un intervento - proseguono - che l’Italia dovrà comunque fare, prima o poi, o non raggiungerà gli obiettivi di decarbonizzazione che si è data, e che costerebbe tra i 93 e i 103 miliardi di euro, a cui ne andrebbero aggiunti circa altri 80 per coprire il restante 45% dell’obiettivo, intervenendo sugli edifici delle altre classi energetiche. Il conto complessivo si attesterebbe così attorno ai 180 miliardi di euro (tra 169 e 187).
 
“A differenza di quanto fatto nel recente passato, bisognerà intervenire in maniera molto più estensiva sul territorio in termini di numero di edifici - commenta Vittorio Chiesa, direttore di E&S - sempre che il comparto dell’edilizia possa gestire un numero enorme di cantieri in così pochi anni e anche che i prodotti e i materiali siano disponibili, e a un prezzo in linea con quanto previsto dalle stime”.
 
“Parte di queste risorse potrebbe (o dovrebbe) arrivare da un nuovo grande piano di finanziamenti europei; ma non basta: occorre una pianificazione attenta e la messa a punto di strumenti di supporto alla riqualificazione energetica degli edifici che oggi non è parte della nostra agenda politica, nonostante il PNIEC abbia rivisto al rialzo i target di riduzione dei consumi annuali di energia finale al 2030 insieme agli obblighi di risparmio annuo”.
 
“Senza interventi sul patrimonio edilizio, va ricordato, gli obiettivi di decarbonizzazione del Paese non saranno mai raggiunti e quindi l’Italia dovrà comunque dotarsi delle risorse necessarie per effettuare quegli investimenti, anche se eventualmente spalmati su un periodo più lungo”.
 


Efficienza energetica: investiti in Italia 85 - 95 miliardi di euro nel 2023

Ma com’è andata nel 2023? Gli investimenti in efficienza energetica in Italia sono stati pari a circa 85-95 miliardi di euro, trainati dal settore residenziale, che con l’effetto del Superbonus ha fatto la parte del leone (55-59 miliardi di euro, il triplo dei 20 miliardi scarsi spesi nel 2022), e dal terziario (25-29 miliardi).
 
Decisamente poco rilevanti invece la Pubblica Amministrazione, i cui investimenti sono supportati principalmente da PREPAC, PNRR e Conto Termico, e il settore industriale, che ha tuttavia registrato un aumento del 20% rispetto al 2022.
 
Il boom degli investimenti nel settore residenziale ha rappresentato un’indubbia opportunità per il comparto dell’efficienza energetica, spingendo in particolare quegli interventi che prima del superbonus erano invece relegati a un ruolo più marginale, come il cappotto termico e i serramenti, oggi quasi il 50% del totale. Ma cosa succederà ora che tutte le forme di “bonus” sono uscite di scena o sono state drasticamente ridimensionate?
 
“Il quadro è piuttosto complesso e incerto - spiega Federico Frattini, vicedirettore di E&S e responsabile del Report -: da un lato, nonostante le recenti elezioni possano eventualmente cambiare le carte in tavola, l’Europa ha alzato l’asticella degli obiettivi, con l’Energy Efficiency Directive (EED) e soprattutto con l’Energy Performance of Buildings Directive (EPBD); dall’altro lato, l’indice di propensione agli investimenti in efficienza energetica misurato dalla nostra survey è decisamente in calo e sono molte le preoccupazioni degli operatori riguardo al futuro del mercato”.
 
Non a caso, se si guarda al futuro dell’efficienza energetica attraverso l’indice Odyssee-Mure (calcolato sulla media di 3 sotto-indicatori - livello attuale, trend e policies - misurati da 0 a 1), l’Italia si colloca al 22° posto tra i 27 Paesi appartenenti alla UE.
 
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