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Il Governo presenta il Masterplan per il Mezzogiorno

di Rossella Calabrese

Nei 15 Patti per il Sud: progetti infrastrutturali, sostegno all’innovazione e una nuova governance per realizzare gli investimenti

Vedi Aggiornamento del 27/08/2019
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05/11/2015 - Un quadro di riferimento entro cui si collocheranno le scelte operative che sono in corso di definizione nel confronto Governo-Regioni-Città Metropolitane sui 15 Patti per il Sud. È questo il Masterplan per il Mezzogiorno pubblicato dal Governo.
 

PIL, export e occupazione al Sud

Il documento parte da una premessa: se nel periodo 2001-2013 è tornato ad allargarsi il divario di produzione e reddito tra Mezzogiorno e Centro-Nord, oggi si avvertono i primi segnali positivi, in termini di occupazione ed esportazioni. Ciò indica che l’economia del Mezzogiorno è una realtà viva, con potenzialità che vanno valorizzate.
 
Il Masterplan parte da questi elementi dai punti di forza del tessuto economico meridionale - aerospazio, elettronica, siderurgia, chimica, agroindustria, turismo, ecc. - per collocarli in un contesto di politica industriale e di infrastrutture e servizi che consentano di far diventare le eccellenze meridionali veri diffusori di imprenditorialità e di competenze lavorative e attrattori di filiere produttive. La dotazione economica è consistente: circa 95 miliardi di euro da qui al 2023.
 

I Fondi strutturali

Il percorso è già stato intrapreso. Il Governo sta recuperando il ritardo nell’utilizzo dei Fondi strutturali 2007-2013: dal 15% del 31 dicembre 2011 all’80% del 30 giugno 2015, con l’obiettivo arrivare al 100% di utilizzo dei Fondi entro il 31 dicembre 2015. Per il 2014-2020 l’Italia ha già ottenuto l’approvazione da parte della Commissione di 49 programmi nazionali e regionali sui 50 previsti.
 

Una politica industriale per il Mezzogiorno

Abbandonata ormai da tempo l’idea di portare dall’esterno iniziative produttive che costituissero “poli” di sviluppo, il Masterplan parte dai punti di forza del tessuto economico meridionale. Il primo tassello riguarda le condizioni di contesto: le regole di funzionamento dei mercati e i fattori di produzione comuni, ossia infrastrutture e capitale umano.
 
Relativamente alle regole, si parte dalle liberalizzazioni impostate dalla seconda metà degli anni Novanta; per quanto riguarda i fattori di produzione comuni, l’attenzione va posta su scuola e formazione, settori essenziali per la qualità della vita dei cittadini e per il principale fattore di competitività di una economia avanzata, ossia il fattore umano.
 

Le infrastrutture

È prioritario superare il gap infrastrutturale che separa il Sud dal resto del Paese. Occorrono programmazione, semplificazione amministrativa, sfoltimento dei vincoli normativi e regolamentari e attribuzione chiara di responsabilità a ogni amministrazione, al fine di ridurre errori e costi e di mobilitare risorse private per la realizzazione di progetti di interesse generale.
 
Il Governo è impegnato ad attuare progetti infrastrutturali decisivi per connettere il Mezzogiorno al resto del Paese, all’Europa, ai mercati internazionali: dal Piano Banda Ultralarga - per il quale sono state già stanziati 3,5 miliardi sul Fondo Sviluppo e Coesione e 2 miliardi sui Programmi Operativi Regionali - all’Alta Velocità sugli assi adriatico e tirrenico e sulla Napoli-Bari-Taranto e all’ammodernamento del sistema ferroviario in Sicilia e Sardegna; dal Piano della portualità e della logistica, al Piano degli aeroporti e allo sviluppo degli assi viari portanti; dalle interconnessioni che superano i principali colli di bottiglia che ostacolano il funzionamento del sistema elettrico alle infrastrutture del gas - rigassificatori, interconnessioni con l’estero, dorsale Sud-Nord - che aumentano la sicurezza degli approvvigionamenti di tutte le regioni e, aumentando la concorrenza, riducono il prezzo del gas.
 

Il sostegno all’innovazione

E poi c’è la cura delle capacità innovative - tecnologiche e organizzative - del sistema produttivo meridionale: qui sarà fondamentale la finalizzazione al sostegno delle iniziative imprenditoriali più avanzate del Programma operativo nazionale Ricerca e Competitività, mentre il PON Cultura svolgerà un ruolo fondamentale di sviluppo degli attrattori culturali di cui il Mezzogiorno è ricco per la diffusione di attività turistiche che valorizzino le peculiarità del territorio.
 

Le risorse disponibili

“Non sono le risorse che mancano” - afferma il Governo. Tra Fondi strutturali (FESR e FSE) 2014-2020 pari a 56,2 miliardi di euro, di cui 32,2 miliardi di euro europei e 24 miliardi nazionali, cui si aggiungono fondi di cofinanziamento regionale per 4,3 miliardi di euro, e Fondo Sviluppo e Coesione, per il quale sono già oggi disponibili 39 miliardi di euro sulla programmazione 2014-20, stiamo parlando di circa 95 miliardi di euro a disposizione da qui al 2023 per politiche di sviluppo.
 
“Ciò che è mancata per decenni è la capacità di utilizzarli”. “Il Governo, come dimostra il recupero di capacità di spesa dei Fondi 2007-2013, sta operando per riattivare la capacità di utilizzare le risorse disponibili”. Con la Legge di Stabilità 2016, l’Esecutivo ha attivato in sede europea la clausola investimenti, che mette a disposizione nel 2016 uno spazio di bilancio di 5 miliardi di euro utilizzabili per spendere le risorse nazionali destinate a cofinanziamento dei Fondi strutturali o di investimenti nelle reti di rilevanza europea o di investimenti supportati dal Piano Juncker.
 
Secondo Palazzo Chigi, l’effetto leva potenziale è in grado di mettere in gioco nel solo 2016 investimenti per oltre 11 miliardi di euro, di cui almeno 7 per interventi nel Mezzogiorno. Risorse che saranno essenziali anche per mobilitare capitali privati, nazionali e internazionali, che vogliano cogliere le opportunità di crescita del Mezzogiorno.
 

Governance e capacità amministrativa

Per realizzare questi investimenti è necessario lavorare sulla governance e sulla capacità amministrativa. Sulla governance, il Governo istituirà la Cabina di Regia Stato-Regioni del Fondo Sviluppo e Coesione, che dovrà allocare le risorse in modo da massimizzare le sinergie con i Fondi strutturali allocati sui Programmi operativi nazionali e regionali. È dunque decisiva la collaborazione attiva delle amministrazioni regionali e locali. A questo tema sono dedicati i Patti per il Sud.
 

I Patti per il Sud

Il Governo si è attivato per costruire 15 Patti per il Sud, uno per ognuna delle 8 Regioni (Abruzzo, Molise, Campania, Basilicata, Puglia, Calabria, Sicilia, Sardegna) e uno per ognuna delle 7 Città Metropolitane (Napoli, Bari, Taranto, Reggio Calabria, Palermo, Catania, Cagliari), per definire per ognuna di esse gli interventi prioritari e trainanti, le azioni da intraprendere per attuarli e gli ostacoli da rimuovere, la tempistica, le reciproche responsabilità. In ogni Patto saranno indicati: la visione che la Regione o la Città ha del proprio futuro; gli strumenti e le risorse a disposizione; gli interventi prioritari da realizzare; la governance del processo. I Patti declinano concretamente gli interventi che costituiscono l’asse portante del Masterplan.

 

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